30 aprile 2018

L'UNITA DI MISURA DELLA VITA

L'unità di misura della vita non sono gli anni, non sono i giorni, non sono le ore, i minuti, i secondi, il tempo che resta, il tempo che è stato, il tempo che sarà e quello che non sarà mai.
Non è il prima durante e dopo.
L'unità di misura della vita non è l'amore, se mai quello misura la felicità e l'infelicità, tutto è amore quando si è felici,  è tutta amarezza quando la felicità abbandona il nostro cuore.
L'unità di misura della vità non è neppure il dolore,  il dolore è solo un grande insegnante per gli spiriti indomabili come il mio, che sono domati e finalmente rassegnati al fatto che non si controlla nulla.

L'unità di misura della vita è la morte, l'unica cosa per la quale dobbiamo ringraziare, e onorare, e fare del bene. 


Piccola postilla dell'autrice. no, non è vero che il dolore mi ha domato, non sono rassegnata e questo è evidente, ho questa frenesia del vivere che non mi sta portando che altro inconcepibile ed inutile dolore, di diversa specie.
Ma anche molta moltissima felicità.





28 marzo 2018

TUTTO IL DOLORE DEL MONDO

Sono qui.

Sono qui per quelli che non ce la fanno, per le madri mancate, per i padri assenti, per le famiglie spezzate,  per i pazzi, i soli, i disperati.

Sono qui per i drogati, gli emarginati, i brutti, gli obesi, per i bullizzati, per i troppo giovani, per i troppo vecchi.

Sono qui per chi si strugge, per chi tradisce, sono qui per chi grida di dolore, per chi conferma la sua imperfezione allo specchio ogni mattina.

Sono qui per mandare segnali di fumo a chi pensa di avere finito.

Sono qui per chi ha lasciato andare, e per chi non riesce a lasciare andare mai.

Sono qui per i perdenti, i diseredati, i licenziati, i malati, per chi ama, per chi odia, per chi è immensamente arrabbiato.

Per te Silvia, io sono qui.

Sono qui per chi non avuto il lieto fine.

Sono qui per chi vuole far uscire il dolore e non puo',  perche' il dolore nessuno lo vuole.
Io lo voglio, e sono qui.

Sono qui.

 Per abbracciare tutto il dolore del mondo.













14 febbraio 2018

UN FIUME CHE VUOLE DIVENTARE MARE

Vorrei dirvi una cosetta.

Non so, ho questa percezione e questo sentore.
Io vi vedo sempre incazzati, sempre di corsa, sempre lamentosi.
Anche io lo sono, sia chiaro,  già per il fatto di osservare tutte le mattine le mie chiappe obese riflesse nello specchio mi fa perdere la bussola, e tutto sommato, è solo obesità possibilmente reversibile.

E pero'.
Pero' riflettevo mentre neanche una settimana fa seppellivo il terzo membro della mia famiglia in due anni, che questa volta era inevitabile dover salutare, (ciao nonna novantaseienne, ti amo da morire).
Pensavo a me stessa, pensavo al fatto che io in fin dei conti sia sempre la meno incazzata tra tutte le persone che frequento quotidianamente.

In ufficio sono felice. Ora, non dico di esserlo tutti i giorni, ma prepararmi, truccarmi, andare al lavoro, essere produttiva, la pausa pranzo con le amiche colleghe, la quotidianità, mi rende grata.
Sono una lavoratrice e sono indipendete, faccio da undici anni il mestiere che voglio  fare in un posto bellissimo.
Vedo intorno gente stressata che odia quel posto e conta i  lunghi giorni che li separano dalla pensione. Una ripetuta e continua lamentela sul carico di lavoro, sul vicino di scrivania stronzo, sul capo che non comprende.
Per molti dei miei conoscenti Roma è una grande seccatura, invece io la amo fortissimamente, ed è un amore folle che nasce dalle viscere e cresce con il passare degli anni.
La mia città è commovente. Ci vivo dentro e non mi sembra vero di avere questa possibilità.
Quasi tutti i miei concittadini vorrebbero una città a misura di uomo, Roma è sporca, Roma è caotica, Roma puzza, Roma padrona, mafiosa e ladra.
Solo io che vedo la bellezza anche dentro i visi della gente sfatta in metropolitana.
Avere avuto la mia famiglia, avere un rapporto come il mio con mia madre, mi rende fiera.
Vedo tanto scontro e tanto dare per scontato in molte delle famiglie che mi circondano.
Anche dentro la mia c' era lo scontro, ma era sano, era vero, era pieno di amore e umanità.
E' quel tipo di rapporto che la morte non cancella per i vivi.
Vedo tante storie d'amore insignificanti e insoddisfacenti, vedo voglia di altro e nessuna spinta amorosa.
 Poi vedo gli occhi di mio marito pieni di significato, mentre mi osserva profondamente nel dolore e nella gioia della normalità.
Insomma, ve lo dico.
Quello che molti di voi hanno ancora è tanto prezioso da sembrarvi inutile,
 ma invece non lo è per nulla.
Io la vostra infelicità io spesso non la comprendo.
E mi sento sola.
E dentro questa solitudine c'è questo sottosopra di cui io mi vergogno tremendamente.
La vita ha chiamato, io ho risposto, ogni singola volta in cui mi veniva voglia di dire:
troppo dolore, troppi lutti, troppa burocrazia, troppe volture, troppa spazzatura da buttare, troppe carte da riempire, e cose da vendere e da regalare, perchè sì, questa è la morte, si porta via le persone nella loro vita terrena che è l'unica che conosco, e la vita terrena è fatta di case libri fogli di giornale, tutto quello che avete intorno e che potete osservare alzando lo sguardo dallo schermo dal quale leggete, ecco, tutto questo viene portato via.
C'è il vuoto e intorno al vuoto c'è la vita e il dolore e l'amore e la felicità.
Galleggiano tutte insieme e tu peschi a caso , un giorno bene un giorno meno bene, un giorno male un giorno malissimo, un giorno arriva il giorno che vuoi morire.
Ma abbiamo una infinità di cuori per restare su questa terra, alcuni ci vengono portati via, altri restano a darci la spinta.
Che fregatura e che bello non dover andare.




Andrà a finire male, succede quasi sempre

a quelli che amano la vita disperatamente

ma fa lo stesso, vale sempre la pena provarci

infatti corro sempre con le braccia aperte perché
mi sento come un fiume che vuole diventare mare
Sto aspettando il vento, sto aspettando qualcosa di speciale

31 gennaio 2018

OGNI VOLTA CHE TI PARLO SCOPRO CHE AVEVI RAGIONE TU





Tre mesi difficili dentro una vita demmerda.
Ma c'è questa canzone, che mi ricorda la forza e la bellezza.
Non ho altro da dire per ora se non che mia sorella mi manca come l'aria.


8 dicembre 2017

MO CE RIPIGLIAMM TUTT' CHELL CHE E' 'O NUOST'

Mi riprendo la mia città, i vicoli profumati e luminosi, la grande bellezza del sabato mattina, la cultura, la storia dell'uomo.
Mi riprendo la speranza e la mancanza di vergogna.
Mi riprendo l'alba, l'acqua fresca sul viso,il profumo di caffè, il ricominciare ogni giorno.
Mi riprendo le camicie di mio padre che profumano di colonia francese, la sua voce, il suo dire sei bellissima, ma un po' grassa, la sua oscurità, la sua luce.
Soprattutto mi riprendo mia sorella, , perchè mi è sfuggita dal cuore per due anni, e no, non se ne era mai andata, semplicemente ero io che non l'ho mai cercata per spirito di sopravvivenza, per paura di essere felice dentro i nostri ricordi. Ora, amore mio, corro da te, perchè tu sei mia, finché avrò fiato.
Mi riprendo il mio paese, le mie origini, la mia terra, il mio grande dolore. 
Mi è mancato talmente da non riconoscerlo piu'.
Mi riprendo il qui e ora, in un mondo che ti chiede di avere grandi progetti per valere qualcosa, invece il qui e ora, nella gioia e nel dolore, è l'unica cosa che abbiamo.
Mi riprendo il fare, allo stesso tempo, perchè il fare e il lavorare sono la essenza stessa della assoluta libertà.
Mi riprendo il diritto di sentirmi una persona felice, fortunata, a tratti meravigliosa.
Mi riprendo il mio corpo, lo prometto, questo corpo martoriato causa attacchi di fame incontrollabili io, me lo vado a riprendere.
Sotto questo corpo gonfio, infelice e disagiato, ci sono io. 
Mi riprendo il piacere di piangere di gioia, per un ricordo, un film, perchè sono ancora viva.
Mi riprendo l'onestà di dichiarare l'invidia e la frustrazione per coloro che hanno una famiglia alle spalle , una casa, dei figli. Sì, li invidio, sì vorrei alle volte che fossero colpiti da una meteora, sì ho tanta rabbia.
Mi riprendo il diritto di essere incazzata nera.
Mi riprendo il mio compagno di vita, che è gioia pura e vero amore.
Mi riprendo il diritto di andare in analisi perché c'è qualcosa da imparare, se sei in analisi con la persona giusta.
Mi riprendo il diritto di non sentirmi una persona sfigata. Oh poverina quella là, non lo accettero' piu'. Questa è la mia vita. Questa è la mia storia.
Mi riprendo i sogni e il futuro, a cui credo molto poco, ma che bello sognare, alle volte.
Mi riprendo Londra. (presto, lo prometto).
Mi riprendo questo viaggio che sto facendo senza viaggiare.

Quest'anno, più di ogni cosa,  mi riprendo il Natale.
Non manca nulla.

30 novembre 2017

NESSUNO

"Io non ce l'ho una vita normale."
"Dipende da cosa intendi per normale."
"La normalità, proprio quella, hai presente?"
"La parola normalità non vuol dire nulla, lo sai?"
" invece sì, vuol dire ogni cosa"
"che vuol dire, io non lo capisco"
"Se non capisci cosa intendo è perchè tu la vivi, la normalità e ti sembra poco straordinaria e obiettivamente pallosa, invece no, invece è bellissima."
"Dai, spiegami cosa intendi per normalità."
"La normalità è il messaggio lanciato alle dieci di sera a mia sorella per prenderla per il culo e ricordarle che tra poco ci vediamo. Che tra poco è Natale, e dobbiamo pensare ai regali, che alla fine farò sempre io per tutti perchè lei è la disorganizzata della famiglia, e allora io penso a girare come una trottola alla ricerca del dono perfetto, lei pensa al menu' della vigilia, alla torta per papà, al pranzo megagalattico e perfetto che sa regalarci, perchè ama cucinare.
La normalità è pensare che se mamma non risponde al telefono è perchè è andata in palestra, non immaginare catastrofi tipo lo scoppio di un incendio, terremoto, valanga, tempesta di neve, o  qualsiasi grado di intensità. 
La normalità è pensare che no, tanto a noi non puo' capitare una cosa tanto brutta. 
La normalità è empatia. E' guardare il dolore degli altri e riconoscerlo simile al nostro. 
Mentre qui l'atteggiamento è che NESSUNO AL MONDO HA UN DOLORE COME IL NOSTRO. Cosa assurda e del tutto falsa.
La normalità è avere paura. Avere paura dell' amore, della morte, della mancanza di denaro, dell'assenza di un figlio, di condurre una esistenza insignificante. L unica cosa di cui ho davvero paura è invece il Natale.


Nota dell' autrice che ormai parla con
se stessa: "queste cose, cara mia, sono quello che pensa la gente comune, la gente ha comunque paura, e vive di merda come te".
"OK, ALLORA VOLEVO DIRE LORO DI NON ESSERE TANTO STUPIDI".







29 ottobre 2017

LA VISIONE DELLA VITA DI LARS

Sapete cosa? Molti di voi vedono la luna come la sfera lucente e gialla che da sera a mattina troneggia presuntuosa sulle loro teste.

Io vedo la luna come il pianeta verde di Lars Von Trier.


Ultimamente la sogno deforme e cubica, piccola e inavvicinabile,
l'altra notte invece era tonda, verde, vicinissima e minacciosa.
Era Melancholia.

E' ora di dire al pubblico che sono passata dalla visione della vita di Giacomo Leopardi
alla visione della vita di un regista bipolare, stoico, cinico e disturbato.

Ed eccomi qui.
Al cospetto della verde luna,
non provo paura alcuna.
(rima baciata)

Riflettevo.
Da un paio di mesi a questa parte la paura non è un sentimento che abita nel mio cuore.
Non come abita nei cuori di molti di voi, non come abitava nel mio cuore anche solo un anno fa.

Provo ogni sorta di incazzatura per la vita.
Mia sorella è l'assenza che non riesce a farsi presenza, mi manca in un modo che toglie il fiato.
Provo rabbia, nausea, infelicità, tutte le sfumature possibili della frustrazione e della impotenza.
Terrore per una nuova, profonda disgrazia. Certamente.

Paura, oggettivamente no.

Ecco, io penso che questo non sia positivo.
Io credo sia molto presuntuoso da parte mia.
Non c'è nulla delle paure quotidiane che avevo prima che possa veramente toccarmi.
Un errore al lavoro, un ritardo del treno, la casa che voglio comprare insieme al Santuomo e che non riusciamo a far diventare realtà.
La paura di non diventare madre, di finire la mia vita in solitudine, la paura delle malattie, dell'aereo, della morte, la paura di essere una cicciona fallita.
La paura che gli altri mi vedano come una cicciona fallita.
La paura di imbruttire, di diventare ancora piu' grassa, la paura delle rughe e della pelle moscia.
La paura della cellulite.
Insomma tutte quelle sfumature di paura sana che mi farebbero sentire un po' normale.

Lo so, forse è l'effetto collaterale positivo che il trauma dopo anni produce.
Ma così, è difficile stare al mondo.
Relazionarsi con chi non ha vissuto un dolore come il mio.

Io non ho piu' la paura che scuote chi NON ha mai vissuto un certo tipo di dolore.
Ecco, la vorrei indietro.

Vorrei avere di nuovo paura della mia luna verde.
Grazie.

Nota dell'autrice numero 1: se non avete visto il film, beh, fatelo.
 Le protagoniste sono due sorelle, avete ben chiaro quanto questo film mi abbia profondamente toccata.
Nota dell'autrice numero 2: Intanto che aspetto, ho fatto i capelli (un pò) rosa.





15 settembre 2017

COSE DA FARE PRIMA DEI QUARANTA

Manca meno di un anno e mezzo, sembra incredibile,
ma tra meno un anno e mezzo avrò quarantanni.
CAZZO.
Incredibile perchè io me ne sento venticinque (alle volte pure quindici, ma vabbè)
Credo sia ora di ribadire a me stessa mettendo nero su bianco che
NO, NON E' COSI'.

A quarantanni anni inizi ad avere una data di scadenza.
Iniziano a scadere gli ovuli, scade la prima vera grande fase costruttiva della tua vita.
Di regola ne inizierà una seconda , ma per ora mi piacerebbe fare i conti con la prima,
e nella prima ho ancora parecchio da fare.

Cosa resta?

Il Peso
E' chiaro a tutti che negli ultimi quindici anni io sia rimasta tra l'obesità di primo grado e il sovrappeso senza riuscire, salvo un breve periodo post matrimonio, a mantenere un peso decente.
Mi sembra davvero ridicolo pormi come obiettivo un vero dimagrimento.
L'obiettivo è iniziare ad accettarmi per quella che sono.
Sono una persona con parecchio grasso da portare in giro.
Punto.
Lo sono perchè il cibo buono è il mio rifugio, lo è stato in quest'ultimo anno sotto qualsiasi forma.
Cene fuori, latte e biscotti dopo le crisi di pianto, piatti di pasta preparati con amore da mio marito la domenica quando eravamo soli io, lui  i gatti e LA MERDA VERA, merendine ingurgitate una dietro l'altra per non pensare.
Me ne pento?
ONESTAMENTE NO.
Non mi piaccio fisicamente, ora sto cercando un autoregolazione che funziona e funzionerà per qualche mese, di piu' non ho intenzione di fare.
Mi sono rivolta ad una nutrizionista che ha capito.
Non mi piaccio così, ma prima dei quaranta voglio riuscire a piacermi così.
Me lo devo.

Massimo Bottura
A proposito di cibo.
L'Osteria Francescana è il mio pallino.
Io e il Santuomo abbiamo visto un documentario bellissimo e paraculissimo,
e io sono li' li' per prenotare.
Ma non ho soldi per ora, quindi spero in una vincita al Super Enalotto, a cui tra parentesi non ho mai giocato.

Venezia
Ho visto Tokyo, Sidney, Melbourne, Adelaide, New York, San Francisco, Las Vegas, Los Angeles, Parigi, Londra (12 volte), Madrid, Lisbona, Barcellona, Praga, Berlino, Amsterdam, Copenaghen, Salisburgo, Vienna, vivo a Roma, vado spesso a Milano, conosco benissimo TUTTO IL VENETO perchè ho parenti strettissimi li'.
NON MAI VISTO VENEZIA.
Neanche il Santuomo.
Direi che è ora di rimediare.

Una casa a Roma
Tasto dolente. (sì, come se fosse questo il tasto dolente della mia vita)
Ma, non è facile, adoro casa mia, mi sento così serena nel mio vecchio appartamento in affitto a Roma, è la mia tana, il mio rifugio, è stata la mia salvezza in tanti momenti duri.
E' la casa della mia gatta nera. Lei sa il perchè.
E' la casa in cui ho vissuto prima con Silvia, e poi da sposata con il Santuomo.
La verità è che non voglio lasciarla.
Ma è ora.
Prima dei quaranta mi auguro di riuscire a comprare una piccola casa romana.
Per ora non ci sono novità
Vi sapro' dire.

Il diritto del lavoro
Vorrei fare cose belle. Non vado oltre per questioni di riservatezza, ma ho un progetto.

L'Opera
Mio padre era un appassionato di opera e musica classica, in gioventu' ha partecipato alle prime delle opere piu' famose, presso i teatri piu' in voga del momento.
Io non ho mai visto un'opera.
Devo ancora decidere cosa vedere, spero il Don Giovanni.

Isola Deserta
Maldive? Yes plaese

La Principessa Leia
A Carnevale

Il concerto dei Pink Floyd 
 Roger Waters potrebbe ancora stupirci con effetti speciali

I Capelli Rosa
Non posso portarli per questioni lavorative. Ma voglio trovare un modo non troppo appariscente per farmi i capelli rosa. Perchè? Ma perchè sono bellissimi.

Il Blog
Mi piacerebbe trovare il coraggio di chiudere questo posto
Il problema è che anche questo posto mi aiuta a sentirmi viva.

Nota dell'autrice:
Non voglio passare per quella che vuole fare una miriade di cose perchè dopo la morte dell'amatissima e giovane sorella, si è accorta che la vita è breve e che tutto puo' finire da un momento all'altro, e bisogna cogliere l'attimo e bla bla bla bla.
Questa non sono io.
Io comprendo chi si ferma. Lo comprendo perchè se magari io non mi sono fermata, è perchè ho avuto la possibilità di farlo.
Possibilità materiale e temporale.
Qui signori vige la legge del caos
Non controlliamo nulla.

Quello che voglio è la possibilità di restare viva e umilmente esserci.


"How I wish, how I wish you were here. 
We're just two lost souls swimming in a fish bowl, 
Year after year, 
Running over the same old ground. What have we found? 
The same old fears, 
Wish you were here."


.

18 agosto 2017

I DISINVOLTI

Chi sono i disinvolti.
Avete presente quelli che:
-vedono la montagna russa piu' spaventevole e gridano contenti: andiamo andiamo andiamo.
-fanno tre figli uno dopo l'altro e dichiarano: fosse per me ne farei dieci.
- hanno molti interessi tra cui fare gli insegnanti di yoga, i cantanti nel coro gospel dell'associazione amici della musica, tenere lezioni di sanscrito, viaggiare zaino in spalla nell'Argentina sud occidentale, andare in bicicletta tutte le mattine, mangiare sano.
- sono naturalmente in forma, in pace con il loro corpo, MAI FATTA UNA DIETA IN VITA MIA, ecco cosa dicono, come se fosse l'affermazione piu' naturale della terra.
- la terapia? no grazie preferisco la meditazione.
- a ventitreanni si laureano, a venticinque primo lavoro, a ventotto comprano casa, a trenta si sposano, a trantadue fanno carriera, a trentaquattro primo figlio, a trentasei secondo figlio.

I disinvolti hanno disgrazie come tutti noi, magari non come le mie, ma non sono immuni dal dolore, come nessun essere sulla terra. Ma dicono che passerà, hanno una misura dell'accettazione pari alla loro capacità di stare al mondo.
I loro sono dolori normali, lutti normali, perdite normali.

Ecco, io vorrei essere disinvolta, invece ecco come è la mia vita ora:
Mi sveglio, ho passato un mese fuori dall'ufficio, lontana dal lavoro, lavoro che mi dà struttura e disciplina e senso in questa mia folle convivenza con la depressione e i due lutti.
Sono stata con mamma, ma prima ho fatto un viaggio stupendo, in cui sono stata tanto male (ve ne parlerò in separata sede), ed ho capito il significato dello stare male in paradiso.
Ma l'ho fatto, sono stata brava, l'ho fatto per Lei, perchè Lei avrebbe voluto e non ha potuto.
Che cliche'.
Penso di poter rientrare a Roma piena di possibilità, nella mia goffaggine e con la voglia di nuove sfide. Sono serena. Ci provo, anche se guardo la foto di Silvia e me da bambine e vorrei morire per vedere se mai potremo stare insieme come allora.
Faccio la valigia, un amico di mamma deve accompagnarmi al pullman, sono carica di provviste, di vestiti da lavare e di amore. 
Mi sento disinvolta.
Ed ecco che per puro caso, l'autista sbaglia completamente strada, per una distrazione passa davanti al luogo dell'incidente. Subito dopo per rimediare, finisce per tornare indietro e passare davanti all'ospedale che mi ha portato via il mio papà, davanti a quell'obitorio in cui la mia vita cambiava per sempre per la seconda volta.
Io divento di pietra. Vorrei morire, vorrei uscire dalla macchina, vorrei gridare, pezzo di cretino, perchè non stai attento, invece resto immobile, muta, impietrita. Crollo dentro come un sacco di patate buttato da un grattacielo. La depressione. Arriva e non se ne va. 

Oggi sono poco disinvolta e molto depressa, non capisco cosa ci faccio ancora qui. 
Questa cazzo di forza si autoriprodurrà o arriverà il momento in cui dirò basta?

La mia vita da non disinvolta e sgangherata non è per nulla facile
Vorrei che almeno fosse bella.







11 luglio 2017

JACKIE

The Priest: There comes a time in man's search for meaning when one realises that there 

are no answers. And when you come to that horrible, unavoidable realization, you accept 

it or you kill yourself. Or you simply stop searching. I have lived a blessed life. And yet 

every night, when I climb into bed, turn off the lights, and stare in to the dark,  

wonder:" Is this all there is?"

Jackie Kennedy: You wonder?

The Priest: Every soul on this planet does. 

But then, when morning comes, we all wake up and make a pot of coffee.

Jackie Kennedy: Why do we bother?

The Priest: Because we do. You did this morning, you will again tomorrow. 

Because God, in his infinite wisdom, has made sure it is just enough for us.


E se non fosse abbastanza per me?